Don Gesualdo e la ballerina

regia Antonello Capodici

con
Gino Astorina

Lo spettacolo

Siamo nel 1925, in un piccolo centro della provincia siciliana. Don Gesualdo è un borghesotto benestante, sposato alla placida Marastella e padre felice di alcuni figli: le femmine “da marito”, più il maschio prediletto, futuro avvocato, studente nella Capitale. È tutto perfetto. Almeno sino a quando l’amico di famiglia, avvocato Minutilla, non arriva a farsi latore della ferale notizia: il rampollo vive con la nota ballerina Pepita, celebre più per le esibizioni in tenuta adamitica, che per le doti tersicoree. Che fare, adesso?

Don Gesualdo e la ballerina – sottolinea il regista Antonello Capodici – compone, insieme ai più famosi “Aria del Continente” di Martoglio e “U’ Cavaleri Pidagna” di Capuana, una sorta di genere teatrale a sé stante, nel repertorio siciliano di inizio Novecento. Un genere che potrebbe essere chiamato del “soubrettismo”. Per Martoglio e Capuana, la vittima designata è un vecchio siciliano single – vedovo o “zitello” – qui invece si tratta non d’egli medesimo, ma dell’amatissimo figlio maschio Ciccino. Il quale essendosi trasferito a Roma per ragioni di studio, esce dal cono protettivo della famiglia e finisce con l’essere irretito dalla Circe di turno, che balla sì nei teatri eleganti, ma lo fa tutta ignuda. Una bellissima pagina di grande letteratura; una commedia perfetta per l’interpretazione del nostro Gino Astorina, che seduce con la delicata leggerezza del catanese “di collina”, interprete di razza di una “liscia” puramente autoctona. Come pure del resto della Compagnia del Teatro Musco, a partire dai due Saitta, qui in ruoli di spalla, ma autentico “coro” della vicenda. Luce su un copione fondamentale che fu di Musco prima, e di Turi Ferro poi.

Teatri

  • Teatro Musco di Catania