Lo spettacolo
Vagamente ispirato ad alcuni classici della letteratura teatrale di genere, “Doc” è la rappresentazione plastica di una condizione comune. Oggi, tutti sappiamo cosa è un disturbo ossessivo compulsivo (acronimo che, in questo caso, allude tanto al disturbo quanto al medico chiamato a curarlo) e tutti orecchiamo termini pseudo-scientifici come “disagio”, “sindrome” o “patologia”. Nessuno – oggi – si permetterebbe di tacciare come “melanconia”, la depressione; né come “bizzarria umorale”, il bipolarismo.
“Ed è un segno positivo (fra i pochissimi) dell’epoca moderna – sottolinea il regista Antonello Capodici -. Malanni che vanno affrontati e curati, alla stregua di una frattura o di un’allergia. Acciacchi dell’anima, esterni alla nostra condizione, esattamente come il diabete o l’ipertensione. Va da sé che una certa esagerazione e una certa moda abbiano portato – insieme a questa giustissima percezione – una dose consistente di esagerazioni, fraintendimenti e idiosincrasie: e lì, dove il troppo comincia a stroppiare, ecco che il grottesco prolifera. Il paradosso, il ridicolo, il vezzo ed il “tic” – prosegue Capodici – diventano cibo prelibato per la satira e l’ironia. In una parola, diventano teatro. Sin dai tempi di Molière, l’affettazione della malattia, diventa uno specchio formidabile delle debolezze e delle derive antropologiche, che una società è chiamata ad attraversare”.
“E tuttavia, giacché ogni epoca è, nella sua sostanza interna, un’epoca unica e particolare – aggiunge il regista – anche la nostra, presenta elementi di assoluta novità. Il disturbo psicologico, il disagio di alcuni comportamenti, la patologia anche invalidante dalla quale germina il “Doc”, sembrano essere più che semplici mode. Sembrano (o sono) disperati tentativi di richiamo. Giganteschi specchietti per allodole. Camuffamenti della solitudine, che una condizione storica mai così spietata, trasforma in rapaci ferite del cuore.
Ci salverà un bugiardino, dunque? Cinque gocce di un ansiolitico qualunque? Una seduta di terapia? Da soli o in gruppo?
E ancora: cosa cerco in un terapeuta? Cerco un amico? Un prete? Il Maestro perduto in un’aula remota dell’infanzia? Un padre? Un genitore? Un Guru? Un influencer? Insomma, chi è il nostro misterioso Doc, super-galattico luminare dei disturbi ossessivo compulsivi?
“Se venite a vedere lo spettacolo – conclude Antonello Capodici – lo scopriamo insieme. E, scusateci, se nel frattempo vi facciamo ridere. Ma ridere tanto. Tanto tanto, ridere. Un po’ “politicamente scorretto”, certo. Ma che ci possiamo fare: è più forte di noi”.
Teatri
- Teatro Musco di Catania

